Allenare la ricezione
Diciamo la verità, quante volte da atleti entrando in palestra e sentendo gli entusiastici annunci del coach “oggi facciamo Ricezione” siamo stati presi da sindromi depressive fulminanti o da crisi di rigetto convulsive per il bagher o peggio da forme di pentimento generalizzate per aver preferito la pallavolo al “banging jumping”. O ancora, da allenatori ci sarà capitato qualche volta di scervellarci per cercare delle soluzioni che rendessero il meno tedioso possibile questo “male necessario”.
D’altra parte è noto a tutti come mano a mano che si scenda di categoria diventi sempre più importante la fase ricezione punto rispetto alla fase break (secondo la collaudata filosofia del “tenere il cambio palla” aspettando il prima o poi inevitabile errore avversario), per cui nell’ipotesi di un programma di lavoro inquadrato nell’ambito di un campionato seniores di medio basso livello (serie D o C) che preveda 3 sedute settimanali da 2 o 2,5 ore, una seduta almeno, se non qualcosa in più, va dedicata ad allenamenti specifici su questo fondamentale.
Mi permetto allora di fare qualche piccola considerazione, sulla base della mia esperienza diretta di ricevitore che ha “subito” migliaia di allenamenti sulla ricezione.
Anzitutto quali sono i principali problemi da risolvere quando si affronta un allenamento contenente esercizi analitici o analitico-sintetici su battuta e ricezione? - Beh io ne ho individuato più di un paio:
1) La ricezione in sé è una situazione intrinsecamente frustrante se non è in qualche modo collegata all’attacco, in maniera tale che si possano sfogare i momenti di scarsa efficienza in ricezione con schiacciate vincenti. In altre parole, soprattutto a livello giovanile, un atleta in un esercizio in cui debba ricevere e basta, difficilmente garantirà continuità di concentrazione per più di 10 min: ad ogni ricezione sbagliata o imprecisa si avrà un abbassamento dell’autostima che non può essere eventualmente compensato da successiva azione d’attacco positiva, al diminuire dell’autostima diminuisce la concentrazione e conseguentemente decadono le prestazioni, secondo il più classico dei processi a catena.
2) La gestione dell’errore in battuta che può produrre delle cadute di ritmo esasperanti in un esercizio di battuta e ricezione: immaginiamo il caso non infrequente di 2 o 3 errori consecutivi al servizio, che da un lato dobbiamo aspettarci quando chiediamo di forzare il servizio per allenare la ricezione.
3) Generalmente durante gli esercizi di ricezione gli atleti direttamente coinvolti sono pochi (2 o 3 ricevitori ed eventualmente 1 o 2 giocatori a palleggiare) per cui per il resto del gruppo si prospetta la giacenza presso una o due file e l’aspettativa di una battuta mediamente ogni minuto e mezzo. Morale i giocatori si raffreddano, sempre che si siano mai riscaldati, cominciano a fare salotto tra una battuta e l’altra, la concentrazione diminuisce, per cui aumentano le probabilità di errore al servizio accelerando così il processo a catena descritto in precedenza.
Sulla base di quanto scritto sopra io limiterei al massimo o eviterei accuratamente esercizi del tipo “ tutti a battere da una parte e 2 o 3 a ricevere". Potrebbe invece essere preferibile una progressione di riscaldamento che preveda il campo diviso longitudinalmente e due gruppi che attuano un circuito dove a turno possano lanciare (battere quando caldi), ricevere, alzare, appoggiare (attaccare quando caldi), difendere.
Oppure se proprio vogliamo far solo ricevere potremmo mettere i 2 ricevitori nella Z5 di ciascuna metà campo (oppure Z1) e far ruotare i battitori da un campo all’altro dopo il servizio. Forse però l’esercizio di riscaldamento più efficace è il lavoro a terzetti disposti perpendicolarmente alla rete con 2 palloni in cui uno batte, uno riceve, ed uno passa i palloni sottorete. Nel sintetico/globale di ricezione attacco forse è utile lavorare in una configurazione tre contro tre o quattro contro quattro in cui si riceve solo da una parte (magari cambiando i ricettori a seconda della rotazione che si vuole allenare) e dall’altra parte si entra ed esce a coppie. Infine un’ultima proposta di esercizio che ho visto fare in squadre di alto livello dove (beati loro) adottano riscaldamenti differenziati per ruolo: un canestro mobile appoggiato al muro, un ricevitore che riceve, cercando il canestro, il rimbalzo sul muro della battuta da parte di un Trainer (il tocco del muro dopo la ricezione simula il passaggio della palla dall’altra parte del campo ed equivale ad un errore).